No More Heroes è atipico quanto prometteva di essere.
Lo
si comincia a sperimentare durante l'incipit in medias res,
dall'effetto straniante; il tratto aggressivo con cui è rappresentato il
bislacco protagonista Travis Touchdown, insieme a quello fin troppo
minimalista che delinea la villa del killer-ancora-per-poco chiamato
Death Metal, sono un gustoso pugno nell'occhio. Le premesse sono campate
per aria, senza alcuna pretesa, com'è giusto che sia in questi casi; da
aspirante assassino, addestratosi per mezzo di strenue, ripetute
visioni di film d'azione e d'incontri di wrestling messicano alla TV,
Travis si trasforma in effettivo tale dopo l'incontro alcolico con una
lasciva manager criminale, ormai deciso a scalare la classifica dei
tagliagole fino al posto del migliore in circolazione. Perchè porsi
quest'obbiettivo? Per il puro gusto di farlo, sembrerebbe, così come
tanti, magari, si dedicano ad aumentare a dismisura il proprio 'gamer's
score' solo per esibirlo online come orgoglioso attestato.