domenica 4 settembre 2011

_killer7

killer7 è un pugno nello stomaco.
killer7 è una rivelazione riservata a pochi.
killer7 è una delusione annunciata per tutto il resto del mondo.
killer7 è la negazione e l’esaltazione stessa del videogioco moderno.
Nessun titolo è mai riuscito a suscitare tanta perplessità e malessere esistenziale nel videogiocatore come l’ultima produzione di Capcom, ideata dalla mente labirintica di Suda51.

_Flower, Sun and Rain

Flower, Sun and Rain potrebbe costituire un buon test intitolato "quanto sei sudacinquantuniano?".
L'occhio percepisce nell'immediato il medesimo registro visivo di killer7 e No More Heroes, stavolta ulteriormente esasperato dalle scarse capacità computazionali della console portatile; la rappresentazione è incerta, i pixel macroscopici, il fascino comunque indubbio - confessandosi ad un certo punto autocosciente del propri limiti estetici, il gioco quasi rivolta la frittata. L'esperienza si muove tra l'ironico, l'onirico e l'ornitorinco; tutto ciò che è sbilenco in teoria, presentandosi in pratica come voluto, diventa un modo d'essere sfuggendo dalla categoria di disfunzione, un po' come il jeans appositamente strappato è stile, non abbigliamento fallato.
Trattasi di marchio di fabbrica dell'autore; prendere o lasciare.

_No More Heroes Desperate Struggle

Con Desperate Struggle è sfumata l'occasione che NMH evolvesse verso il bel gioco in senso canonico; anzichè diventare un videogioco vero, è rimasto il solito burattino indisciplinato. Di conseguenza, essendo l'originale, per quanto possa sembrare assurdo, un'opera completa e autoconclusiva, non è rimasto che intagliarne una riproduzione vagamente alternativa - con il risultato non banale d'aver mantenuto intatte le venature di ironia e d'imprevedibilità.

_No More Heroes

No More Heroes è atipico quanto prometteva di essere.
Lo si comincia a sperimentare durante l'incipit in medias res, dall'effetto straniante; il tratto aggressivo con cui è rappresentato il bislacco protagonista Travis Touchdown, insieme a quello fin troppo minimalista che delinea la villa del killer-ancora-per-poco chiamato Death Metal, sono un gustoso pugno nell'occhio. Le premesse sono campate per aria, senza alcuna pretesa, com'è giusto che sia in questi casi; da aspirante assassino, addestratosi per mezzo di strenue, ripetute visioni di film d'azione e d'incontri di wrestling messicano alla TV, Travis si trasforma in effettivo tale dopo l'incontro alcolico con una lasciva manager criminale, ormai deciso a scalare la classifica dei tagliagole fino al posto del migliore in circolazione. Perchè porsi quest'obbiettivo? Per il puro gusto di farlo, sembrerebbe, così come tanti, magari, si dedicano ad aumentare a dismisura il proprio 'gamer's score' solo per esibirlo online come orgoglioso attestato.